Presentazione

 

Eccoci qua.

 

Il 20 novembre 2012 uscirà il nostro album, un album vero. Non che  “Articolo uno” non lo fosse stato, ma quello era un concept sul lavoro. Era il 2008-2009, e forse come mai fummo profetici nel descrivere una situazione drammatica. Una crisi atroce, famiglie devastate dalla perdita di lavoro, fabbriche chiuse, fino a veri e propri drammi. Gli ultimi ora sono ancora più ultimi, abbandonati.

Malgrado tutto sono accadute cose bellissime per noi in campo artistico, l’incontro con Patti Smith ci ha dato una fiducia grande, una corazza contro tutto e tutti. Ancora non ci crediamo, ma è successo.

La più alternativa ed istrionica rock star del pianeta (almeno è quello che penso io di lei), amica di Eddie Vedder, REM, U2, Neil Young e via dicendo decise che 2 dei 12 brani di Banga (per gli amanti delle statistiche una percentuale al di sopra del 10%) dovevano essere suonati e poi pubblicati con la Casa del Vento, una band strana fatta di un maestro elementare, un operatore cimiteriale, un musicista-fattore berlinese, un ricercatore e due musicisti erranti, una band mai considerata dai festival importanti dello stivale (vicini e lontani), dal 1 maggio “concertone”, dalle radio e dalle riviste (di solito per quelle fighe-indie non siamo fighi o indie, per quelle commerciali, non siamo commerciali….in una espressione “non siamo!:)”).

Dopo tutta la forza, la ribellione, la denuncia, ci siamo ritrovati umanamente e socialmente frustrati e orfani nel poter dare una soluzione o risposte, uno smarrimento vero.

Abbiamo sentito la fragilità dell’essere umano e la paura che tutte le nostre lotte siano state inutili. Perché l’indifferenza e l’insensibilità è accanto a noi. Una crisi non solo economica ma anche di valori, persone che stanno manifestando meschinità, il peggio di sé, nei posti di lavoro, nella vita.

Tutto si è sgretolato, non fa più neanche notizia la morte.

Ecco perché è nato “Giorni dell’Eden”, il nuovo album, da un urlo sommesso, struggente, dal bisogno di salvarsi da tutto questo, descrivendoci soli, individui, incapaci di dare adesso troppe risposte.

Abbiamo pensato che era il momento di scegliere altre strade, toglierci di dosso alcune etichette, cambiare il modo di esprimerci. In questo l’incontro con Patti Smith è stato formativo e illuminante. Stando con lei abbiamo capito tante cose, come si lavora alle melodie. Un modo interessante che spesso preclude l’uso di armonie complesse, ma altresì semplici.

Abbiamo usato la metafora e abbiamo ridotto al minimo il ricorso agli slogan. Stavolta non porgiamo la guancia ai nostri detrattoriJ! Quelli che ci rompono le palle perché siamo retorici e poi li vedi però sotto il palco della “Signora” a “sloganare” “Peopleee have the poweeeer!”.

Fatevelo dire. Mai come in questo album ci sono canzoni così orecchiabili, che rimangono in testa, il che non vuol dire leggere.

Dentro i testi, scavate bene, ci sono tante cose, in un linguaggio molto più universale, un percorso per noi molto affascinante.

Alcuni di essi hanno incursioni in inglese, un idioma per noi sempre più importante.

Abbiamo dato spazio a organi, pianoforti, steel guitar, dobro, ebow guitar, mandolino, archi. Sonorità che toccano gli artisti che più amiamo, Patti Smith ovviamente nella psichedelica “Rose di Marzo” una poetica visione sulla condizione e sul destino delle donne, brano che chiude con la viscerale interpretazione in inglese di Francesco Chimenti, cantante dei visionari “Sycamore Age”, e “La croce su di te” solenne e intima, sulla convinzione che la propria salvezza non passi che da se stessi e non da un divino che assicuri un paradiso…ricordate cosa ha detto Rachel Corrie?....”cause only on earth I find heaven…”, e poi Munford and Sons una band inglese che mischia folk e roots con melodie affascinanti, REM, Pearl Jam (ascolterete “Just breathe” una delle loro più belle ballad nate dalla mente di Eddie Vedder già nella colonna sonora di “Into the wild”, in una interpretazione avvolgente solo io e il mio amico Francesco Moneti), ma anche Tom Waits nella dolcissima “Berlin Serenade”, omaggio a una città che amiamo, con piano e violino registrati con un vecchio microfono berlinese che apparteneva al padre di Andreas.

E allora sentirete nelle canzoni il desiderio di raggiungere un “proprio cielo” e di non arrendersi all’odio ed alla perdizione in “Portato dalle Nuvole”, la paura di cadere, la precarietà del vivere e il rischio di cadere nel vuoto in “L’Acrobata”, la possibilità di salvarsi nella title-track “Giorni dell’Eden” con la presenza di Lenny Kaye alla chitarra e un finale in inglese la cui frase “don’t fear I will be there to dry your tears” fu improvvisata da Patti Smith nella nostra “Ogni splendido giorno”.

Sentendo poi “Hard sun” sempre dei Pearl Jam, è nata Icarus, una canzone poetica su un Icaro che ce la fa, le cui ali non sono bruciate dal sole, che trova il suo sogno oltre il sole, in una suadente interpretazione con Violante Placido.

Dovendo dare un aggettivo, pensiamo di aver realizzato un album “poetico”.

Anche nella comunicazione pensiamo di aver cambiato rotta, la copertina del disco è figurativamente intrigante, che fa porre domande, che dà spazio al sogno, all’utopia possibile, alla conquista e al viaggio.

Abbiamo registrato con Andrea Rovacchi il nostro produttore artistico, tra Rubiera, Loro Ciuffenna e Doccione che è la magica dimora di Andreas nelle foreste Casentinesi, dove portammo Patti Smith, una sorta di “buen ritiro” di noi, la casa della Casa. Là abbiamo fatto le foto, là registrammo integralmente anche “Seeds in the wind” per Emergency.

Le canzoni sono nate negli ultimi due anni, lo sapete, incastrando tutte le nostre vite, tra lavoro e famiglia.

Ma non viene mai meno la forza e la professionalità. Pensiamo di aver fatto un lavoro emozionante e profondo.

E allora speriamo di avervi emozionato più di sempre, in un volo che vogliamo fare con chi ci ascolta e chi ci apprezza, per andare ancora più lontano, sperando anche che ognuno di voi possa conquistarsi i propri “Giorni dell’Eden”.

Un sentiero che vogliamo continuare assieme a coloro che ci daranno la forza di proseguire il nostro volo.

Un caro abbraccio,

Luca Lanzi, voce e chitarra della Casa del Vento

 

 

 

 

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